L'ORIENTAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI VALNEGRA (BG)
di Adriano Gaspani
Le prime notizie relative alla chiesa di S.Michele Arcangelo a Valnegra
risalgono al 1449; pochi anni dopo, nel 1452 essa e' citata come "nuova"
in un documento, da cui e' possibile ipotizzare una ricostruzione oppure
un sostanziale restauro, i quali pero' non dovrebbero aver operato
sostanziali modifiche alla pianta e soprattutto all'orientazione, rispetto
alle direzioni astronomiche fondamentali.
L'abitato di Valnegra e' citato come comune autonomo gia' nel 1172, epoca
in cui un luogo di culto doveva ovviamente gia' essere presente.
La chiesa attuale e posta all'esterno del paese e con grande probabilita',
dovrebbe occupare la stessa posizione in corrispondenza della quale sorgeva
la chiesa antica.
D'altro canto non esiste, a tutt'oggi, alcuna traccia archeologica oggettiva
dell'esistenza di un antico luogo di culto posto all'interno dell'abitato di
Valnegra.
La conseguenza e' che il primitivo luogo di culto potrebbe risalire anche
al XII secolo o forse anche prima, sotto forma di un oratorio o quanto meno
di una costruzione piu' modesta, ma edificata secondo i canoni costruttivi
e soprattutto di orientazione, stabiliti gia' nelle Costituzioni Apostoliche
redatte nei primi secoli del cristianesimo.
Sin dagli albori del cristianesimo era diffusa la tradizione di orientare
i templi o piu' in generale i luoghi di culto verso la direzione cardinale
est (Versus Solem Orientem) in quanto per i cristiani la salvezza era
collegata alla generica direzione cardinale orientale.
Infatti Gesu' Cristo aveva come simbolo il Sole (Sol justitiae, Sol
invictus, Sol salutis) e la direzione est era simbolizzata dalla croce,
simbolo della vittoria.
Nel Medioevo le chiese erano generalmente progettate a forma di croce,
generalmente latina, con l'abside orientato ad est.
L'ingresso principale era quindi posizionato sul lato occidentale, in
corrispondenza dei piedi della croce in modo che i fedeli entrati
nell'edificio camminassero verso oriente simboleggiando l'ascesa di Cristo.
La direzione orientale corrisponde a quel segmento di orizzonte locale in
cui i corpi celesti sorgono analogamente, dal punto di vista simbolico,
alla stella della nascita di Cristo, nota come "la stella dell'est".
Le chiese dovevano assolvere agli aspetti puramente liturgici quindi le
istruzioni che venivano date agli architetti in fase di progettazione si
basavano su tutta una serie di indicazioni tratti dalla simbologia
liturgica della religione cristiana.
Era poi l'architetto ad impiegare Matematica, Geometria e Astronomia al
fine di esprimere simbolicamente la funzione liturgica del culto.
Il significato metaforico era notevole infatti la cupola stava sovente a
rappresentare la volta del cielo, mentre l'altare simboleggiava la cima
della croce di Cristo.
L'architetto sfruttava le proprie cognizioni di Astronomia di posizione
per ricavare mediante osservazioni, calcoli e costruzioni geometriche
la direzione di orientazione piu' opportuna per verificare le specifiche
simboliche richieste dai committenti.
L'Astronomia pero' era solo un mezzo per esprimere le funzioni liturgiche
e simboliche del monumento.
Le ragioni per cui vennero adottati criteri di orientazione astronomici
furono spesso dettate da esigenze mistiche piu che reali.
Infatti e' noto che la Croce di Cristo fu eretta sul monte Calvario in
modo da essere rivolta verso ovest, quindi i fedeli in adorazione devono
essere rivolti ad est che per antica tradizione e' la zona della luce e
del bene (pars familiaris) in contrapposizione con la "pars hostilis"
che identifica la direzione occidentale.
Per tradizione Cristo sali' in cielo ad oriente dei discepoli e pare
che cosi' facessero anche i Martiri.
Sempre secondo la tradizione l'aurora e' il simbolo del Sole della
Giustizia che si annuncia e anche il Paradiso Terrestre veniva
ritenuto, dai primi cristiani, essere genericamente ad oriente.
La simbologia solare cosi' direttamente collegata al Cristo richiedeva
quindi un'attenta progettazione dei luoghi di culto e della loro
disposizione rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali.
Nelle Costituzioni Apostoliche del IV e V secolo veniva raccomandato ai
fedeli di pregare dirigendosi verso l'est e lo stesso celebrante durante
l'"Actio Liturgica" doveva parimenti essere rivolto in quella direzione.
Come conseguenza di tali prescrizioni, tecnicamente si rese necessario
progettare e costruire le chiese orientate con l'abside verso oriente
e la porta d'ingresso in direzione occidentale rispetto al baricentro
della costruzione.
L'orientazione della chiesa di S.Michele Arcangelo a Valnegra rispetta
in maniera molto accurata i canoni prescritti.
La rigorosita' nell'orientazione e' un elemento che ando' decadendo nel
tempo, attraverso i secoli.
La chiesa parrocchiale di Valnegra risulta molto ben orientata rispetto al
meridiano astronomico e questo e' un chiaro sintomo che nonostante i
rifacimenti e i restauri avvenuti durante i secoli, l'orientazione della
pianta non venne modificata in maniera rilevante.
Siamo quindi in grado, mediante opportune misurazioni e opportuni calcoli di
formulare alcune ipotesi possibili sui criteri che anticamente furono
connessi con l'edificazione del primitivo luogo di culto.
Dai rilievi e' stato possibile desumere che l'asse dell'edificio, nella
direzione che parte dalla porta d'ingresso e continua verso l'abside, devia
di soli 0.2 gradi rispetto alla linea equinoziale rappresentata dalla
direzione est-ovest astronomica.
Lungo la linea equinoziale e' possibile osservare la levata, ad est ed il
tramonto, a ovest, del Sole nei giorni dei due equinozi, quello di primavera
e quello di autunno, all'orizzonte astronomico locale.
Il criterio con cui il luogo di culto fu orientato sembrerebbe quindi essere
il "Sol Aequinoctialis" fortemente raccomandato da Gerberto d'Aurillac
salito al soglio pontificio, nel 999, con il nome di Papa Silvestro II e
ribadito successivamente negli scritti di Guglielmo Dorando da Mende,
vescovo del XIII secolo (*)
L'orientazione equinoziale era connessa alla consuetudine di celebrare
solennemente il rito di fondazione del luogo sacro all'alba del giorno di
Pasqua.
Questa direzione potrebbe essere a prima vista correlata con la data della
Pasqua che, come e' noto, si celebra la domenica piu' vicina al primo
plenilunio dopo l'equinozio di primavera.
Essendo, pero' la data della Pasqua, mobile rispetto alla data di
equinozio a causa della variazione della data di plenilunio rispetto ad
esso, l'orientazione in accordo con la posizione del Sole nascente a Pasqua
non poteva essere codificata in maniera fissa.
Nel caso della chiesa parocchiale di Valnegra dobbiamo rilevare che la sua
orientazione equinoziale e' molto accurata, deviando come gia' affermato di
circa 0.2 gradi rispetto alla direzione dell'est astronomico.
L'orizzonte naturale locale, rappresentato dal profilo del paesaggio
retrostante la zona absidale, degradante da sud a nord, risulta essere
elevato mediamente di una quindicina di gradi rispetto all'orizzonte
astronomico locale, rappresentato dalla linea orizzontale ad altezza nulla.
Questo fatto implica che il Sole equinoziale poteva essere osservato, dal
luogo dove sorge l'edificio sacro, sorgere ad alba inoltrata da dietro il
profilo delle montagne, lungo una direzione spostata oltre 10 gradi piu' a
sud rispetto alla linea equinoziale.
In poche parole se la chiesa fosse stata orientata adottando il criterio
pasquale decritto, avremmo dovuto rilevare che il suo asse risultasse
orientato verso un punto dell'orizzonte posto rilevantemente piu' a sud
rispetto a quanto misurato.
Questa differenza e' tale da rendere improbabile l'applicazione a Valnegra
di un criterio di orientazione basato sul punto di levata del Sole pasquale.
Questa pero' non e' l'unica ipotesi valida per spiegare l'orientazione della
chiesa parrocchiale di Valnegra e per formulare ipotesi sulla metologia
mediante la quale la direzione equinoziale fu ottenuta.
Oltre alla direzione della levata del Sole nel giorno della resurrezione
di Cristo esistono anche altri significati mistici che la Chiesa antica
collego' alla direzione equinoziale.
Infatti tale direzione puo' essere correlata anche con la data della
ricorrenza dell'Incarnazione (o Annunciazione) festeggiata il 25 Marzo,
che fino al Concilio di Nicea (325 d.C.), presieduto dall'imperatore
romano Costantino, era ritenuto erronemante essere la data dell'equinozio
di primavera, in accordo con il calendario giuliano allora accettato dalla
Chiesa; dal punto di vista astronomico la data del 25 Marzo era corretta al
tempo di Giulio Cesare.
Nel 1172, anno in cui il Comune di Valnegra risulta espressamente
documentato, la data giuliana dell'equinozio di primavera cadde il 13 Marzo,
nel 1452, anno in cui e' citata la "nuova" chiesa, il giorno 11 del mese e
solo dopo la riforma si passo' per decreto papale nuovamente al 21 Marzo.
Sui calendari e gli almanacchi pero' l'equinozio era indicato al giorno 21
per cui la posizione del punto di levata del Sole all'orizzonte astronomico
locale all'alba di quel giorno risultava sensibilmente spostata verso nord
rispetto al vero punto relativo alla levata equinoziale.
Le chiese che venivano orientate sulla base del punto di levata del Sole nel
giorno dell'equinozio previsto dagli almanacchi mostrano un sensibile errore
rispetto alla direzione equinoziale vera, proprio a causa dell'errore tra
l'equinozio vero e la data riportata sugli almanacchi.
Eseguendo gli opportuni calcoli ci accorgiamo che questo non puo' essere il
caso della chiesa di Valnegra in quanto se il criterio di orientazione fosse
stato quello descritto, l'asse del luogo sacro divrebbe essere orientato
consistentemente piu' a sud di quanto rilevato sperimentalmente.
Un'altra ipotesi degna di interesse potrebbe essere quella di esaminare non
l'equinozio di primavera, ma quello d'autunno, il quale, nel 1172 cadeva il
16 Settembre, mentre nel 1452, il 14 dello stesso mese.
L'idea della correlazione con l'equinozio d'autunno deriva dalla dedicazione
della chiesa, a S.Michele Arcangelo.
Il giorno dedicato a S.Michele Arcangelo vario' di molto durante i secoli
passati e le date in cui la sua festa fu celebrata furono: il 7 Aprile, il
8 Maggio, il 6 Giugno, il 5 Agosto, il 9 Settembre, il 29 Settembre, il 8
novembre e il 8 Dicembre.
Le date piu' comunemente usate furono pero' quelle predilette dalla gente
longobarda, cioe' il 8 Maggio e il 29 Settembre, quest'ultima ancora
correntemente celebrata in Valle Brembana.
Sul territorio bergamasco, in particolare in Valle Brembana, si venerano tra
gli altri santi, S. Michele Arcangelo e S. Giuseppe.
Le date del calendario Gregoriano, in corrispondenza delle quali i due santi
sono venerati, sono rispettivamente il 29 Settembre (S.Michele) e il 19
Marzo (S.Giuseppe).
Nelle tradizioni popolari la celebrazione di questi due santi possiede una
valenza astronomica di natura equinoziale.
Infatti le date indicate sono prossime a quelle degli Equinozi
rispettivamente di autunno e di primavera.
Diversi proverbi bergamaschi connessi con i due santi in oggetto ne
suggeriscono la funzione calendariale (**)
La ricorrenza di S.Michele Arcangelo e' consistentemente lontana dalla
data effettiva dell'equinozio d'autunno, soprattutto nei tempio antichi,
quindi la deviazione che potremmo aspettarci per l'asse della chiesa
rispetto alla direzione equinoziale astronomica nel caso fosse stata
orientata sul punto di levata del Sole nel giorno di S.Michele, e' enorme
superando i 20 gradi verso sud nel caso che l'orizzonte di riferimento fosse
stato il profilo delle montagne poste ad est, ma ancora oltre 10 gradi se
la linea di riferimento fosse stato l'orizzonte astronomico locale.
La conseguenza e' che la chiesa di Valnegra non verifica neppure il criterio
che prevede che l'orientazione sia avvenuta in accordo con il Sole nascente
a S.Michele Arcangelo.
Rimane quindi solamente la possibilita' che l'orientazione sia avvenuta in
epoca antica sulla base di una metodologia geometrico-astronomica basata
sull'impiego di metodi gnomonici, cioe' sullo studio del moto dell'ombra
proiettata da un palo verticale (Gnomone) illuminato dal Sole durante la
giornata, con il fine ultimo di determinare nel modo piu' accurato possibile
la direzione est-ovest astronomica, corrispondente al punto teorico di
levata del Sole equinoziale, senza prendere in esame il punto effettivo di
prima visibilita' del Sole nascente all'orizzonte fisico locale.
L'orientazione rigorosa di una costruzione lungo la direzione equinoziale
era durante il Medioevo, dal punto di vista operativo, un problema di non
facile soluzione.
Inizialmente era necessario disporre di una semplice, ma efficente
strumentazione atta ad individuare la direzione cercata, in secondo luogo
era richiesta l'applicazione di un procedura di lavoro, basata su semplici
ed elementari cognizioni di Astronomia di posizione, ma capace di condurre a
risultati corretti e terzo erano richieste una o piu' persone esperte e
capaci di portare a termine l'operazione in maniera sufficentemente
accurata.
Le metodologie piu' moderna disponibile durante il Medioevo e il
Rinascimento sono quanto riportato sul "De Geometria" di Gerberto d'Aurillac
oppure nel "De Architettura" di Vitruvio o nel "De limitibus constituendi"
di Igino il Gromatico o addirittura nella "Naturalis Historia" di Plinio il
Vecchio e le necessarie conoscenze astronomiche erano per lo piu' bagaglio
culturale degli esponenti del clero.
La strumentazione piu' semplice per determinare le orientazioni equinoziali
era rappresentata da un semplice bastone piantato verticalmente nel terreno,
uno gnomone, che illuminato dal Sole proiettava la sua ombra in direzione
esattamente opposta a quella del Sole.
Il moto dell'ombra quindi era esattamente simile a meno di un fattore di
scala dipendente dalla lunghezza dell'asta, al moto apparente del Sole
sulla sfera celeste, ma nella direzione opposta.
Il metodo, probabilmente il piu' preciso disponibile a quei tempi era quello
del "Cerchio Indiano" che e' descritto da Vitruvio (De Architettura, I,6,6),
ma di cui si hanno notizie gia' dai papiri egiziani e dai documenti
provenienti dall'India antica, da cui la sua particolare denominazione.
Il metodo risulta applicabile qualsiasi giorno dell'anno.
Fissato lo gnomone verticale si segnava alla mattina la posizione raggiunta
dall'estremita' dell'ombra.
Successivamente si tracciava una circonferenza centrata nel piede dello
gnomone e passante per il punto segnato sul terreno, poi si attendeva,
durante il pomeriggio, il momento in cui l'ombra lambiva nuovamente il
cerchio e si segnava sulla circonferenza il punto ottenuto.
La linea passante per i due punti sulla circonferenza rappresentava la
direzione equinoziale cercata.
Un metodo sostanzialmente simile, ma un po' piu' complesso e' descritto
nell'ultimo capitolo della "Geometria" di Gerberto da Reims (Caput XCIV,
"Alia ratio meridianum describendi").
Questo metodo richiedeva la misura di tre ombre qualsiasi dello stesso
gnomone durante la giornata e il calcolo dei rapporti tra le loro lunghezze.
Poiche' i calcoli, anche i piu' banali, erano a quei tempi difficili a causa
dell'abitudine di usare i numeri romani, Gerberto suggerisce l'uso di una
tavola di moltiplicazioni precalcolate.
Dopo qualche calcolo si pervieniva alla determinazione della direzione della
linea meridiana la cui perpendicolare e' l'equinoziale cercata.
Rimane ora un ultimo importante quesito, quello relativo all'epoca in cui
presumibilmente questo rito potrebbe essere avvenuto.
La risposta e' difficile da formulare, ma sicuramente il 1452 rappresenta il
limite piu' recente per l'epoca del rito di fondazione.
La caratteristica accuratamente equinoziale dell'orientazione della
costruzione potrebbe suggerire l'esistenza di una costruzione precedente
fondata durante un periodo appena successivo alle prescrizioni di Dorando da
Mende, quindi tra il 1200 e il 1300, epoca in cui le orientazioni
equinoziali risultano essere molto frequenti.
E' possibile anche ipotizzare qualcosa di piu' antico, edificato qualche
tempo dopo le indicazioni di Silvestro II relativamente all'orientazione
equinoziale delle chiese, ma in questo caso il primo edificio di culto
potrebbe essere stato edificato grosso modo tra il 1000 e il 1200, epoca
quest'ultima in accordo con il periodo di governo comunale di Valnegra.
L'esistenza di un edificio di culto in epoca anteriore al 1000 e' possibile,
ma poco probabile, anche se la dedicazione a S.Michele Arcangelo, santo
prediletto dai Longobardi, potrebbe suggerire qualche remota possibilita'
dell'esistenza di qualcosa in epoca cosi' antica, peraltro non documentabile
esplicitamente.
La dedicazione all'Arcangelo non sembra in alcun modo connessa con la
direzione di orientazione, per lo meno nel luogo dove sussiste l'attuale
chiesa.
Note:
(*)
Guglielmo Dorando da Mende, a proposito dell'orientazione delle
chiese, scrisse:
<<...Debet quoque (ecclesia) sic fundari, ut caput inspiciat versus
Orientem... videlicet versum ortum solis, ad denotandum, quod ecclesia
quae in terris militat, temperare se debet aequanimiter in prosperis,
et in adversis; et not versus solstitialem, ut faciunt quidam>>,
Il passo e' tratto dall'edizione del 1584 del "Rationale Divinorum
Officiorum", pubblicata a Lione.
(**)
Uno dei proverbi piu' comuni recita: << San Michel al porta ol
candeler, San Giosep al la porta 'n dre >>.
La traduzione prevede: << San Michele porta il candeliere (dal cielo) e
S. Giuseppe lo riporta indietro >>.
Il riferimento al Sole equinoziale e alla sua luce e' evidente.
Infatti il significato di San Michele che porta il candeliere e' che nel
periodo della sua celebrazione (Equinozio di Autunno) il Sole si avvia a
tramontare sempre piu' presto in quanto la sua altezza apparente
sull'orizzonte, quando transita al meridiano, diminuisce sempre piu' fino
ad arrivare al suo valore minimo in corrispondenza del solstizio di inverno
presso il quale si celebra la festa solstiziale cristiana per eccellenza:
il Natale.
Durante il periodo successivo alla festa di S. Michele Arcangelo quindi
era necessario accendere il lume sempre piu' presto la sera a causa della
progressiva riduzione delle ore di luce diurna.
Il significato di San Giuseppe che riporta il candeliere indietro e'
esattamente quello opposto dal punto di vista astronomico.
In prossimita' dell'equinozio di primavera il Sole sale, ad ogni giorno
che passa, sempre piu' in alto nel cielo quando a mezzodi' transita al
meridiano locale e di conseguenza l'ora del tramonto ritarda sempre piu'
fino a raggiungere il suo massimo nel giorno del solstizio d'estate.
La ripartizione stagionale basata sugli equinozi e sui solstizi e'
testimoniata anche da un altro proverbio bergamasco relativo a
S. Michele Arcangelo.
Esso recita: << Se San Michel Arcangel al se bagna i ale, al'piov
'nfina a Nedal >> che tradotto suona: << Se San Michele Arcangelo
si bagna le ali (= se piove il 29 Settembre, festa di S. Michele
Arcangelo) allora piovera' fino a Natale >>.
In questo caso la piovosita' della stagione viene predetta dalla festa
equinoziale autunnale (S. Michele) fino a quella sostiziale invernale
(Natale) che scandiscono nella tradizione popolare la ripartizione
stagionale, a fini agricolo, dell'anno solare tropico.
Infatti la ripartizione stagionale astronomica che prevede che le
stagioni vadano da un solstizio al successivo equinozio e viceversa,
alla latitudine della Valle Brembana non descrive bene l'andamento
stagionale climatico locale, quindi la tradizione popolare preferiva
associare alle ricorrenze dei santi durante il corso dell'anno la
pianificazione delle pratiche agricole tenendo anche presente l'andamento
della fasi della Luna.