La Misura del Tempo presso i Celti
A.Gaspani
A Coligny, nella regione dell'Ain (sud della Francia), antica terra
dei Galli Ambarri, furono ritrovati in un pozzo, nel novembre del 1897,
i frammenti di una tavola di bronzo, le cui incisioni riproducevano la
sequenza dei giorni di un calendario.
Assieme alla tavola fu ritrovata anche una statua di Marte, alta un
metro e settantaquattro centimetri.
Attualmente i reperti sono conservati al Museo della Civilta' Gallo-Romana
di Lione-Fourviere.
Un piccolo frammento (oggi perduto) con incisioni simili a quelli trovati
a Coligny era stato rinvenuto nel 1807 nei pressi del Lago d'Antre nei
pressi di Villards d'Heria' nel Jura francese.
Approssimativamente nello stesso luogo (Ruisseau d'Heria) furono trovati
nel 1967 da Lucien Lerat, altri otto frammenti che con buona probabilita'
appartennero alla stessa tavola del calendario di Villards d'Heria'.
Vari studiosi si occuparono della ricostruzione e della decodifica del
calendario di Coligny, tra questi vanno citati l'irlandese Mc Neill
e il francese Daviet per quanto riguarda le prime interpretazioni.
I primi a completare il restauro del calendario furono pero' A. Duval e
G. Pineault nel 1960, i quali ricostruendo i frammenti mancanti riuscirono
a restituire fedelmente la struttura originaria.
In questo modo e' stato possibile avere a disposizione la sequenza
completa dei giorni e dei mesi lunari nel corso dei cinque anni che vi
sono rappresentati.
Ovviamente esiste un certo margine di incertezza per quanto riguarda la
ricostruzione delle iscrizioni presenti sui frammenti mancanti.
Dopo numerosi studi, taluni dei quali ancora in atto, il calendario
viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo-romana,
ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso
prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre
fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni
secoli prima.
La ricostruzione del calendario e' ancora insoddisfacente dal punto
di vista strettamente epigrafico in quanto la maggior parte delle
iscrizioni in lingua gallica e caratteri latini non sono ancora state
tradotte e comprese in maniera soddisfacente.
Lo stesso accade per quanto riguarda la comprensione dei meccanismi e
delle regole adottate sia per quanto riguarda la sua progettazione sia
per quanto riguarda il suo funzionamento e l'uso che ne veniva fatto dai
druidi gallici.
Il calendario di Coligny contiene la rappresentazione di una sequenza
di cinque anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi
alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, piu' 2 mesi supplementari, ritenuti
essere mesiintercalari introdotti per rendere lunisolare il calendario.
La sequenza dei mesi rappresentati e' la seguente:
Samonios (30), Dumannios (29), Rivros (30), Anagantios (29), Ogronios
(30), Cutios (30), Giamonios (29), Simivisonios (30), Equos (30),
Elenbiuos (29), Edrinios (30), Cantlos (29).
Il numero tra parentesi si riferisce al numero di giorni che compongono
il mese.
Ciascuno dei 12 mesi elencati iniziava la notte in corrispondenza della
quale la Luna assumeva la fase di primo quarto.
Essi erano divisi in due parti di 15 piu' 15, oppure 15 piu' 14 giorni
ciascuno in modo tale che se la prima quindicina era vincolata dalla
fase di primo quarto, l'inizio della seconda doveva coincidere con
la Luna alla fase di ultimo quarto.
I mesi le cui quindicine erano complete (30 giorni) sono classificati
come MAT cioe' fortunati (MATV in lingua gallica), mentre quelli con 29
giorni sono etichettati con il termine gallico ANMAT che significa infausto.
Fa eccezione il mese di Equos che e' un mese "Anmatv" ma dura 30 giorni.
La prima quindicina, durante la quale la Luna raggiungeva il plenilunio,
era ritenuta un periodo di luce, mentre la seconda quindicina centrata sul
novilunio era ritenuta un periodo di buio.
Le due quindicine sono separate dalla parola gallica ATENOVX (ritorno alla
Luna nuova, ritorno al buio, rinnovamento).
La quindicina posta dopo ATENOVX comprende il novilunio e quindi di fatto e'
il periodo dell'oscurita', mentre la prima quindicina comprendendo il
plenilunio era il periodo di luce.
Il Calendario di Coligny e' suddiviso quindi in cinque anni lunari composti
da 5 sequenze dei 12 mesi sinodici piu' due mesi supplementari di 30 giorni
ciascuno per un totale di 62 mesi.
Si presume che i due mesi addizionali servissero per conciliare il tempo
misurato basandosi esclusivamente sulla successione delle fasi della Luna
con quello misurato tenendo conto del moto apparente del Sole sulla sfera
celeste durante l'anno.
La struttura di questo particolare calendario solleva alcuni interrogativi.
Perche' i Celti divisero l'anno lunare in 7 mesi da 30 giorni piu' 5 da 29
ottenendo 355 giorni e non la soluzione bilanciata di 6 mesi da 29 e 6 da
30 che avrebbe permesso loro di ottenere una valutazione migliore della
lunghezza media del mese sinodico lunare e la corretta lunghezza dell'anno
lunare, cioe' 354 giorni?
Perche' i druidi decisero di codificare un ciclo lungo 5 anni?
Da dove derivo' la necessita' di introdurre due mesi addizionali da 30
giorni ciascuno rappresentati sulla tavola uno ogni 30 mesi sinodici lunari?
Per quale motivo i druidi utilizzavano anche un superciclo di 30 anni?
L'accuratezza raggiunta da questo calendario era adeguata per gli scopi
agricoli, sociali e rituali tipici della societa' gallica del tempo?
La decisione di utilizzare una sequenza di 7 mesi da 30 giorni e 5 da
29 giorni per ogni anno, dovette probabilmente rientrare in una logica
ben precisa al fine di ottimizzare il valore della lunghezza del mese
sinodico lunare noto ai druidi.
Il mese sinodico lunare durante l'eta' del Ferro contava in media
29.530585 giorni solari medi, quindi piu' di 29 ma meno di 30 giorni.
Volendo ottenere questo valore si possono combinare linearmente un certo
numero di mesi da 29 e da 30 giorni in maniera opportuna in modo da
minimizzare l'errore di valutazione.
Se si studiano le varie combinazioni di 29 e 30 giorni si trova che una
buona approsimazione del mese lunare, per difetto, si ottiene combinando 6
mesi da 30 giorni con 6 mesi da 29, realizzando un mese lunare sinodico
medio pari a 29.5 giorni e quindi un anno lunare lungo 354 giorni, che
e' molto vicino al valore vero di 354.37 giorni.
La scelta che i Celti adottarono e codificarono sul Calendario portava
invece ad un anno lunare piu' lungo di un giorno essendo costituita da 5
mesi da 29 giorni piu' 7 da 30 giorni ciascuno.
La lunghezza media del mese sinodico risultante da questa combinazione
e' 29.58 giorni.
Dalle loro misurazioni i Druidi si erano accorti che la lunghezza del
mese sinodico lunare sembrava fluttuare nel tempo intorno ad un valore
medio, questo fatto lo rileviamo sperimentalmente dal calendario di
Coligny esaminando la distribuzione delle notazioni in gallico che
generalmente accompagnano i giorni VII, VIII e VIIII delle due quindicine
di ogni mese, nei quali la Luna si trovava alle sigizie.
Infatti la lunghezza effettiva della lunazione variava durante gli anni
che vanno dal 500 a.C. al 400 a.C. tra 29.268 e 29.838 giorni solari con
un periodo di 3307 giorni (circa 9 anni tropici) per effetto della
variazione periodica dell'eccentricita' dell'orbita della Luna che oscilla
tra 0.045 e 0.065 sovrapposto ad un periodo breve di 413 giorni (1.13 anni)
che e' esattamente 1/8 del periodo lungo.
Studiando l'andamento della lunghezza della lunazione misurata dal
primo quarto al primo quarto successivo (cioe' da un mese al successivo
nel calendario celtico) su un intervallo di 800-1000 anni si osserva una
distribuzione bimodale con due picchi, il primo a 29 giorni e 8 ore e il
secondo a 29 giorni e 17 ore che corrispondono a 29.333 e 29.729 giorni
rispettivamente, mentre il valore medio pari a 23.53 giorni appare essere
di norma il meno frequente.
Se invece si studia l'andamento del mese sinodico misurato dal plenilunio
al successivo oppure dal novilunio al successivo allora rileviamo nuovamente una
distribuzione bimodale, ma questa volta i picchi cadono a 29.438 e 29.625.
Cumulando le distribuzioni si ottiene di nuovo una distribuzione bimodale
i cui picchi ora sono a 29.42 e 29.60 giorni.
La conclusione e' che il mese sinodico lunare determinato sperimentalmente
tendeva ad assumere questi due valori con probabilita' quasi doppia rispetto
al valore di 23.53 giorni.
Le combinazioni di mesi da 29 e 30 giorni utili a realizzare valori vicini
a quelli osservati sono 7x29+5x30 ottenendo 29.42 e 7x30+5x29 ottenendo
29.58.
Quest'ultimo valore conduce in capo a 12 lunazioni ad assegnare 355 giorni
alla lunghezza dell'anno lunare invece che 354.
Il valore 355 e' proprio la durata dei tre anni ordinari indicati nel
calendario di Coligny e anche dei due rimanenti avendo l'accortezza di
trascurare il mese intercalare che li porta a 385 giorni ciascuno.
Dobbiamo ora chiederci perche' la tavola di Coligny riporta due mesi
addizionali da 30 giorni ciascuno, che vari studiosi hanno interpretato
come intercalari, elencati ogni 2 anni lunari e mezzo portando quindi a
385 giorni la lunghezza complessiva del primo e del terzo anno rappresentati
sulla tavola di bronzo.
La loro sola presenza ci spinge a ritenere che nonostante la sua matrice
marcatamente lunare, il calendario di Coligny avesse molto a che vedere
anche con il Sole.
Con molta probabilita' i Druidi furono costretti ad introdurre sulla tavola
bronzea questi due mesi con lo scopo di intercalarli, seguendo qualche
criterio, nel corso dei 5 anni lunari per raggiungere dal punto di vista
pratico un accordo ragionevole tra la marcia del Sole e quella della Luna.
Questa necessita' emerse in quanto solo un calendario puramente rituale e
quindi svincolato da applicazioni pratiche, poteva essere esclusivamente
lunare.
Probabilmente il calendario celtico rappresento' non solo uno strumento
liturgico, ma anche un dispositivo utile in qualche modo alla pianificazione
agricola, che come e' noto va soggetta ai cicli stagionali in accordo con
il Sole, piu' che con la Luna.
Il legame anche solare del Calendario di Coligny potrebbe derivare dal
fatto che le date delle quattro feste principali che i Celti celebravano
durante il corso dell'anno erano legate ai cicli stagionali avendo rilevanza
anche dal punto di vista agricolo.
Le quattro feste fondamentali celebrate dai Celti erano: Trinuxtion Samoni,
Imbolc, Beltane, Lughnasad ed erano poste a distanza di circa quattro mesi
l'una dall'altra pressapoco a meta' strada tra i solstizi e gli equinozi.
In nessun caso queste feste ebbero carattere equinoziale o solstiziale
quindi la loro cadenza non fu assolutamente vincolata da particolari
posizioni esclusive del Sole sull'Eclittica.
Nondimeno il Sole rivesti' il ruolo importante nel calcolo delle date
delle feste le quali erano calcolate dai Druidi sulla base delle levate
eliache di Antares, Aldebaran, Sirio e Capella.
Il vincolo lunare era obbligatorio solamente nel caso della festa piu'
importante, quella di Trinux(tion) Samoni che si celebrava in autunno e che
segnava anche l'inizio dell'anno celtico.
Osserviamo quindi che nel caso di Imbolc, Beltane e Lughnasad dovevano
essere verificati vincoli astronomici solari e stellari e nel caso di
Trinox Samoni anche la Luna doveva giocare la sua parte.
Sul calendario di Coligny la festa di Trinux(tion) Samoni e' l'unica
espressamente indicata nelle annotazioni per tutti e cinque gli anni
rappresentati.
L'annotazione corrispondente e' TRINOX(tion) SAMONI SINDIV(os) che e'
traducibile dalla lingua gallica antica come "le tre notti di Samonios
cominciano adesso" e compare in corrispondenza del secondo giorno della
seconda quindicina del mese di Samonios di ciascun anno del calendario
celtico, quindi due giorni dopo l'ultimo quarto della Luna.
Il valore della lunghezza dell'anno solare tropico codificato nel
calendario di Coligny e' sorprendentemente di 367 giorni.
L'anno di 367 giorni mostra un errore troppo elevato rispetto al valore
vero della lunghezza dell'anno tropico, pari a 365.2422 giorni, per essere
considerato come il valore correntemente noto ai Celti, anche perche' un
valore prossimo a 365.25 giorni era gia' noto da tempo presso quasi tutte
le culture del Mediterraneo con cui i Celti ebbero contatti fin
dall'antichita'.
La spiegazione di questo valore anomalo e' probabilmente da ricercarsi nel
fatto che la formulazione ottimale del calendario prevederebbe l'inserzione
di due mesi intercalari piu' corti per ottenere un accordo
globalmente soddisfacente tra il Sole e la Luna, ma il fatto che i mesi
dovessere per forza iniziare con la Luna alla fase di primo quarto obbligo'
i druidi ad inserire due lunazioni complete.
Sarebbe stato pero' piu' conveniente intercalare due mesi da 29 giorni
ciascuno, oppure uno da 29 e uno da 30 giorni i quali avrebbero raggiunto
globalmente un'approssimazione migliore rispetto all'inserzione di due mesi
lunghi 30 giorni.
L'ipotesi che la progettazione del calendario sia stata eseguita su basi
erronee e' molto difficile da accettare in quanto il calendario di Coligny
e' il prodotto del lavoro di studio dei moti del Sole e della Luna e di
analisi delle loro periodicita' portato avanti per secoli da persone, che
erano rinomate per la loro notevole conoscenza della natura e dei fenomeni,
quindi e' molto difficile credere alla possibilita' di una cosi' scorretta
valutazione della lunghezza dell'anno tropico.
Infatti se dobbiamo credere alle citazioni degli autori classici, possiamo
leggere nella "Refutatio Omnium Haeresium" scritta da Ippolito:
<< I Druidi dei Celti hanno studiato assiduamente la filosofia pitagorica...
E i Celti ripongono fiducia nei loro Druidi come veggenti e come profeti
poiche' costoro possono predire certi avvenimenti grazie al calcolo e alla
aritmetica dei Pitagorici. >>
Rimane quindi solamente l'ipotesi che per qualche ragione fu conveniente
operare nel modo rappresentato sul calendario.
Incomincia emergere da questa prima analisi che il calendario celtico fosse
qualcosa di piu' di un puro e semplice calendario come lo intendiamo oggi,
ma probabilmente esso doveva servire anche come efficace strumento di
calcolo astronomico.
L'inserzione dei due mesi intercalari in modo rigido ogni 2 anni e 6 mesi
lunari e' in grado di ripristinare periodicamente l'accordo tra il tempo
lunare e quello solare.
Infatti la differenza tra un anno solare tropico e un anno lunare di 12
lunazioni vale 10.9 giorni quindi dopo 30 mesi il disavanzo tra il tempo
solare e quello lunare e' arrivato a 27.2 giorni.
Il calendario di Coligny contiene anni lunari da 355 giorni quindi il
disavanzo annuale ammonta a 10 giorni che conduce dopo 30 mesi a richiedere
l'inserzione di 26 giorni per ripristinare l'accordo con il Sole.
L'inserzione di 30 giorni conduce quindi a degli scompensi.
Considerato che i Celti conoscevano molto bene l'Astronomia, come ci
testimonia lo stesso Cesare nei Commentarii De Bello Gallico, appare
molto poco probabile che i druidi gallici si siano limitati ad applicare
un metodo a prima vista cosi' poco accurato.
Giulio Cesare era ritenuto, a Roma, un'autorita' in fatto di Astronomia
quindi deve essere considerato una fonte attendibile.
Altre informazioni riguardo la tendenza dei Celti a impostare la loro
vita religiosa e sociale in accordo con il cielo, le troviamo nel capitolo
XVI della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio relativamente alla
cerimonia, molto importante presso i Druidi, relativa alla raccolta
del vischio.
Plinio infatti scrive:
<<E' poi questo (il vischio) e' molto raro a trovarsi e una volta trovato
e' colto con grande pompa religiosa e innanzi tutto al sesto giorno della
Luna, che segna per questi gli inizi dei mesi, degli anni e dei secoli,
che durano trenta anni, giorno scelto perche' la Luna ha gia' tutte le
sue forze senza essere a meta' del suo corso.>>
Il sesto giorno della Luna e' inequivocabilmente la fase di primo quarto
in corrispondenza della quale cade l'inizio dei mesi e degli anni del
calendario e di un ciclo piu' lungo, trentennale, che veniva chiamato
"Saeculum".
Tutte queste notizie provenienti da Plinio il Vecchio risultano in perfetto
accordo con la struttura del calendario di Coligny.
Davanti allo sviluppo del calendario i druidi si trovarono di fronte al
problema pratico di soddisfare i vincoli relativi alla Luna, dato che era
stata scelta per scandire gli avvenimenti importanti tra cui la festa di
Trinux(tion) Samoni, ma nello stesso tempo, per essere in accordo con le
stagioni, i periodi di semina, di raccolto e le altre feste legate alle
levate eliache delle stelle.
La festa di Trinux(tion) Samoni, l'unica espressamente indicata sulla
tavola di bronzo, si festeggiava, per sua natura, tra l'ultimo quarto e il
novilunio nel mese di Samonios, quindi in periodo di "oscurita'" dopo
ATENOVX.
Il calendario ne indica la ricorrenza due giorni dopo l'ultimo quarto.
Le altre tre feste principali, Imbolc, Beltane e Lughnasad, erano regolate
dalle levate eliache di alcune tra le stelle piu' luminose visibili ad
occhio nudo, quindi non sono riportate sul calendario a causa della loro
mobilita'.
Per poter comprendere la particolare struttura del calendario celtico
bisogna riassumere quella che con molta probabilita' fu l'evoluzione che
porto' i druidi a ideare un calendario cosi' particolare.
Intorno al VI-V secolo a.C. i Celti erano gia' arrivati all'idea di
suddividere il conteggio del tempo in periodi fondamentali basati sulla
ciclicita' dei fenomeni astronomici.
La prima realizzazione di un calendario, che definiremo "arcaico", utilizzo'
esclusivamente la Luna come riferimento, ed era costituito da 355 giorni
ripartiti in 12 mesi a loro volta suddivisi in due quindicine.
I mesi iniziavano ritualmente con la Luna alla fase di primo quarto, cosi'
che la prima quindicina era caratterizzata dalla luce (essendo centrata
sulla data di Luna piena) e la seconda dal buio (Luna nuova).
La lunghezza dei mesi fu probabilmente gia' fissata alternativamente a
29 e da 30 giorni in modo da compensare approssimativamente sia la
lunghezza media del mese sinodico lunare.
Un calendario cosi' strutturato sollevava pero' alcuni problemi pratici.
Il problema piu' grosso era legato al fatto che i mesi con il passare degli
anni cadevano in stagioni climatiche sempre diverse fino al verificarsi di
situazioni assurde quali poteva essere quella in cui un mese invernale
cadeva, per effetto della accumulazione degli scarti, durante la stagione
estiva.
La ragione di questa retrogradazione dei mesi e' legata al fatto che un
anno lunare e' piu' corto di un anno solare di quasi 11 giorni e la
differenza tra il tempo previsto dal calendario e quello astronomico,
con il passare degli anni, diventa sempre piu' marcata.
Infatti ogni 2 anni lunari e mezzo si perdeva circa un mese e solo dopo
30 anni si ritornava alle condizioni iniziali, cioe' all'accordo tra il
calendario e la stagione climatica.
Durante quel periodo il calendario era retrogradato di un numero di giorni
pari ad un anno lunare.
Ecco quindi spiegata l'origine del ciclo trentennale (Saeculum) e del
posizionamento del mese addizionale ogni 2.5 anni lunari come troviamo
sulla tavola di Coligny.
In questo modo l'accordo tra il computo solare e quello lunare poteva
essere mantenuto annualmente entro un errore massimo di 30 giorni a meno
delle derive a lungo termine.
Una ripartizione rigida come questa, che portava ad aggiungere due mesi
intercalari ogni 5 anni lunari, non poteva essere considerata come ottimale
e neanche definitiva in quanto il metodo era troppo impreciso per mantenere
un accordo ragionevole tra le stagioni e le fasi lunari.
Infatti se si considera un lustro formato da cinque anni lunari lunghi 355
giorni ciascuno (o equivalentemente da 60 mesi lunari) piu' 60 giorni
intercalati, in capo ad un Saeculum di 30 anni si ottiene un disaccordo
tra il tempo misurato dal calendario e il tempo realmente trascorso
equivalente a circa due mesi che risulta inaccettabile.
Il calendario celtico cosi' come e' codificato sulla tavola di bronzo
trovata a Coligny puo' avere pero' due possibili interpretazioni.
Infatti o e' un calendario luni-solare classico oppure esso fu messo a
punto secondo una logica molto piu' complessa di quella che usualmente
rileviamo nella struttura dei calendari antichi.
Quest'ultima ipotesi e' supportata da alcuni fatti che qui riassumiamo.
Le lunazioni intercalari comprendono 30 giorni ciascuna quando invece
sarebbe stato meglio aggiungerne due da 29 per ottenere un accordo migliore
con il computo solare.
La struttura dei due mesi intercalari e' molto piu' complessa e ricca di
annotazioni rispetto a quella di ciascuno degli altri 60 mesi che fanno
parte del ciclo quinquennale.
Infatti i nomi dei 12 mesi dell'anno celtico sono annotati in successione
esatta accanto ai giorni compresi in questi mesi.
Sorge quindi il sospetto che essi non siano solamente semplici mesi
addizionali da intercalare quando era necessario, ma qualcosa di piu'.
Infatti il calendario celtico non tenta solo di realizzare un accordo
ragionevole tra due periodicita' fondamentali incommensurabili tra loro,
ma e' in grado, mediante un determinato, algoritmo di generare il computo
solare partendo dal ciclo lunare.
In questo il calendario gallico si differenzia da tutti gli altri calendari
antichi oggi noti.
Infatti se da un lato la struttura lunisolare rigida garantiva che i mesi
rimanessero grosso modo coerenti con le stagioni, dall'altro lato era
possibile usare la stessa struttura in maniera piu' sofisticata per
calcolare esattamente la posizione del Sole e della Luna nel cielo durante
qualsiasi giorno dell'anno e dei "saecula".
L'evoluzione del ciclo della Luna, fondamentale dal punto di vista rituale,
permetteva di fare previsioni relativamente ai cicli del Sole.
Il primo strettamente legato alla sfera di pertinenza divina, mentre il
secondo utile per scopi pratici agricoli.
Vedremo ora quale fu il meccanismo adottato per generare il computo solare
da quello lunare con un adeguato grado di precisione.
I mesi intercalari non sono solo delle lunazioni supplementari da inserire
rigidamente, ma essi rappresentano due tavole di calcolo astronomico.
La sequenza di 30 giorni elencati entro ciascun intercalare rappresenta
l'insieme dei giorni da introdurre nel computo lunare per ottenere quello
solare secondo un certo algoritmo.
Il computo lunare e' esemplificato dalla pura e semplice successione dei
mesi del calendario, mentre il computo solare deve tenere conto anche della
sequenza dei giorni elencati negli intercalari e dalle annotazioni che li
accompagnano.
Infatti esiste una corrispondenza scritta tra i giorni compresi nei mesi
intercalari e i 12 mesi lunari del calendario.
I due mesi intercalari rappresentano quindi anche due tabelle di calcolo,
infatti al contrario degli altri 12 mesi, non hanno nome.
Essi possono essere considerati come una sorta di memoria, analogamente a
quelle dei moderni computers, in cui e' immagazzinata la differenza
progressiva tra il computo solare e quello lunare la quale puo' essere
letta ogni qual volta e' necessario eseguire i calcoli astronomici relativi
alla posizione dei due astri nel cielo.
Il calendario di Coligny e' da intendersi quindi come un calcolatore
analogico atto a calcolare il computo solare partendo da quello lunare e
un almanacco.
I druidi potevano prevedere le fasi lunari utilizzando la base del
calendario senza intercalari, ma nello stesso tempo avevano realizzato
uno strumento lunisolare ordinario destinato alle attivita' quotidiane e
usandolo come calcolatore potevano anche rendere conto in maniera accurata
dei cicli stagionali in accordo con il Sole e provvedere esattamente alla
predizione delle levate eliache e al calcolo delle date delle feste.
Il Calendario di Coligny e' assimilabile ad un almanacco perche' in esso
sono codificate talune efficaci regole di predizione delle eclissi
soprattutto quelle lunari.
Osservando attentamente le annotazioni in lingua gallica e i caratteri
latini incise sui frammenti di bronzo, si rileva che talune di
esse si ripetono con precisa regolarita' in corrispondenza di determinate
terne di giorni consecutivi.
Le terne con annotazione ripetuta, talvolta sono quaterne cioe' le
ripetizioni compaiono in quattro giorni consecutivi.
Inoltre la loro distribuzione e' intervallata attraverso i mesi e gli anni
con notevole regolarita'.
Ogni singola annotazione si riferisce generalmente al nome di un mese
dell'anno ripetuto piu' volte, una volta per ogni giorno appartenente a
ciascuna terna o quaterna.
Molto spesso lo stesso mese viene usato in due terne successive declinato,
in lingua gallica, in casi diversi.
Usualmente i giorni interessati dalle terne sono i VII, VIII e VIIII di
ciascuna quindicina di ogni mese piu' qualche mese in cui si osservano
le terne nei giorni I, II e III della seconda quindicina, subito dopo
ATENOVX, quindi sostanzialmente le terne identificano le fasi lunari
sigiziali cioe' il plenilunio e il novilunio, ma talvolta e' marcato
anche l'ultimo quarto.
Questo suggerirebbe che non solo le fasi di primo e di ultimo quarto erano
importanti, ma anche i pleniluni e i noviluni meritavano attenzione presso
i Celti.
Ricordiamo che quando la Luna si trova alle sigizie, se anche il Sole e'
sufficentemente prossimo ad uno dei nodi dell'orbita lunare, si possono
verificare le eclissi.
I giorni possibili per il verificarsi delle eclissi sono proprio quelli
marcati sul calendario di Coligny con le terne.
La Luna per i Celti rappresentava l'astro fondamentale atto al computo del
tempo quindi la sua osservazione era molto sviluppata, prova ne e' la
presenza di allineamenti diretti verso i punti di levata e tramonto della
Luna ai lunistizi in vari santuari dell'eta' del Ferro oltre che la
struttura medesima del calendario di Coligny.
Polibio narra che i druidi dei Galati nel 218 fecero interrompere una guerra
a causa del verificarsi un'eclisse totale di Luna.
Strabone (De Situ Orbis, III,4,16) riporta nel che i Celtiberi celebravano,
durante il plenilunio, la festa di una divinita' che non si poteva nominare.
Il novilunio era il periodo adatto per prendere importanti decisioni.
Presso i Cimri (popolazione celtica del Galles) esisteva il culto di
Arianrhod divinita' femminile il cui nome significa "Ruota d'Argento".
I druidi sapevano certamente che quando la Luna raggiungeva la sua estrema
latitudine eclittica (positiva o negativa) durante il suo ciclo mensile e
la sua fase era contemporaneamente il primo oppure l'utimo quarto allora
sette giorni dopo era possibile il verificarsi di un'eclisse.
Ci e' noto sia dagli scritti di Plinio il Vecchio, sia sperimentalmente
dai frammenti del Calendario di Coligny, che il primo quarto di Luna
corrispondeva al primo giorno di ogni mese del calendario celtico.
L'ultimo quarto corrispondeva al primo giorno della seconda quindicina dei
mesi, quindi se il giorno in cui la Luna era stata osservata alla sua
massima distanza dall'eclittica, cadeva il primo o il quindicesimo giorno
di un mese dell'anno celtico allora sette giorni dopo i druidi erano in
grado di prevedere con un buon margine di sicurezza un' eclisse di Luna
o di Sole.
L'eclisse di Luna era pressoche' sicura, ma quella di Sole poteva avvenire,
ma non essere visibile nella localita' in cui il druida si trovava.
Il metodo basato sull'osservazione della posizione della Luna funziona, ma
e' caratterizzato da un alto tasso di errore e dal fatto che esso permette
solamente la previsioni a scadenza breve.
Meglio quindi cercare qualche utile metodo ricorsivo capace di sfruttare
al meglio la struttura del calendario di gallico cosi' come ci e' pervenuto.
L'intervallo di tempo che la Luna impiega a passare dalla massima
latitudine eclittica alla minima, durante un ciclo draconitico, e' detto
"semiperiodo latitudinale".
Le eclissi potranno avvenire solamente ogni qualvolta il numero che indica
i semiperiodi latitudinali trascorsi da un'eclisse precedente sia un numero
intero, ma siccome affinche' le eclissi avvengano e' richiesto anche il
vincolo che la Luna si trovi alle sigizie, allora tutti gli intervalli di
tempo che corrispondono ad un numero intero di periodi semilatitudinali e
contemporaneamente ad un numero intero di rivoluzioni sinodiche
rappresentano utili ricorsivita' per la previsione.
I druidi avevano certamente osservato che le eclissi di Luna si ripetevano
mediamente circa ogni 6 lunazioni (13 semiperiodi latitudinali) quindi
bastava semplicemente attendere che durante i giorni VII, VIII o VIIII
della prima quindicina di un mese qualsiasi del calendario avvenisse
un'eclisse di Luna.
Successivamente l'applicazione della regola di aggiungere 6 lunazioni si
concretizzava nella previsione dell'eclisse di Luna per gli stessi giorni
VII, VIII o VIIII del sesto mese successivo e cosi' di seguito.
Il calendario di Coligny indica quindi che le eclissi di Luna cadevano
alternativamente sempre alle stesse date di calendario lunare, mediamente
sempre il giorno VIII della prima quindicina di due mesi separati da mezzo
anno sinodico lunare.
Occasionalmente, ogni 30 mesi, l'introduzione del mese intercalare faceva
retrogradare di un mese la data prevista.
Infatti le annotazioni riportate accanto ai giorni delle "terne", mostrano
la triplice ripetizione del nome gallico del mese successivo declinato
generalmente al genitivo.
Questi motti starebbero significare che qualora sia avvenuta l'inserzione
del mese intercalare, l'annotazione ricordi che in realta' quell'eclisse
era prevista nominalmente per il mese successivo.
Ovviamente esistendo una differenza di 0.3 giorni tra 6 lunazioni medie
esatte e 13 semiperiodi latitudinali avverra' che ogni tanto l'eclisse
prevista manchera' all'appuntamento, ma si verifichera' nei giorni VII,
VIII o VIIII della prima quindicina del mese celtico precedente.
Questo fenomeno si verifichera' con periodicita' pari a 41, 47 e 53 mesi
del calendario celtico, periodicita' che potevano essere note ai druidi
senza eccessiva difficolta'.
Un'altro fenomeno e' quello della ripetizione di due eclissi di Luna in
due lunazioni successive.
Questo fatto implica che in due mesi consecutivi del calendario celtico
avvenissero due eclissi di Luna distanti una lunazione, ma sempre nei
giorni VII, VIII oppure VIIII del mese.
Questo fenomeno avviene con periodicita' pari a 53, 82 e 135 mesi del
calendario celtico.
I druidi potevano quindi prevedere agevolmente e con un errore relativamente
ridotto le eclissi di Luna che si verificavano in un dato luogo utilizzando
solamente il calendario celtico e una semplice regola di calcolo mnemonico
e di facile applicazione pratica.
La previsione delle eclissi poteva essere eseguita con successo mediante
la ricorsivita' di 6 mesi di calendario, ma anche altre ricorsivita'
potevano risultare utili.
Le ricorsivita' di 6, 35, 41, 47, 53, 82, 88, 94, 129, 135, 223,...,358,...
mesi del erano tutte utili previsori compresi in un "Saeculum" e forse
erano parimenti note ai Druidi che se servivano per il calcolo per lo meno
delle eclissi di Luna.
Infatti considerando le principali ricorsivita' tipiche della ciclicita'
delle eclissi rileviamo che esitono quattro cicli fondamentali.
Il ciclo piu' lungo e' il cosiddetto "Inex" che corrisponde a 358 lunazioni.
Questo ciclo e' la somma di altri due cicli fondamentali: il "Tritos" che
comprende 135 lunazioni e il ben noto "Saros" che vale 223 lunazioni.
L'Exeligmos vale invece 3 cicli di Saros cioe' 669 mesi sinodici lunari.
Il ciclo di 6 lunazioni, che nel gergo degli studiosi di eclissi va sotto
il nome di "Semester" e' anche lui una combinazione degli altri cicli.
Infatti 1 Semester e' esattamente la differenza tra 5 Tritos e 3 Saros
oppure 5 Inex e 8 Saros oppure ancora 5 Tritos meno un Exeligmos.
Osservando la struttura del calendario di Coligny ci accorgiamo che il
"Saeculum" di Plinio vale praticamente un intero Inex, quindi la struttura
del calendario celtico sembrerebbe calibrata su uno dei cicli fondamentali
delle eclissi.
L'importanza di una rilettura della tavola di bronzo di Coligny risiede
nel fatto che alla luce di questi fatti e' richiesta una differente
valutazione delle conoscenze astronomiche e matematiche dei Celti le quali
risultano decisamente ricche e accurate.
Dobbiamo comunque ammettere che il calendario cosi' strutturato doveva
essere per forza di cose gestito esclusivamente dalla classe druidica e
dai suoi membri che ne fecero anche uno strumento di potere.
L'algoritmo base per usarlo e' mnemonico quindi non esisteva la necessita'
di scriverlo, in accordo con le usanze dei Druidi che ritenevano
fondamentale tramandare le conoscenze solo oralmente.
Il fatto che nel secondo secolo dopo Cristo il calendario fu redatto in
forma scritta potrebbe essere il segno che dopo l'invasione romana la
classe druidica si dovette accontentare di pochi allievi, in quanto la
maggioranza della gioventu' appartenente all'aristocrazia Gallica preferiva
studiare il Latino e il Greco presso i Romani e non piu' la scienza dei
padri presso i druidi.
Essi furono quindi costretti a scrivere cio' che aveva sempre tramandato
oralmente in quanto la complessita' del meccanismo di gestione calendariale
era era ormai tale da essere oltre le usuali abilita' del clero rurale del
tempo.
Questo fatto puo' avere spinto alla produzione di un documento scritto
in quanto le regole di calcolo mnemonico che era necessario conoscere
cominciavano ad apparire troppo complicate per essere agevolmente ricordate
ed applicate.
Sicuramente il calendario giuliano, trascurando del tutto la Luna, non
risultava gradito ad una cultura per la quale il nostro satellite aveva
sempre rivestito un significato rituale particolarmente sentito.
In piu' il calendario giuliano si diffuse in Gallia generalmente solamente
dopo il 400 - 500 dopo Cristo di conseguenza il calendario tradizionale
celtico venne utilizzato almeno per altri 200-300 anni dopo la sua redazione
in forma scritta.
Altri documenti potrebbero comunque celare ulteriori informazioni
sull'abilita' di questi primi scienziati, l'importante sara' che
studiandoli dovremo utilizzare questa nuova chiave di lettura che non
sottovaluta le loro capacita' astronomiche e matematiche.