A sinistra il logo dell’OAB e a destra il logo del POE INAF-Osservatorio Astronomico di Brera per la scuola a cura di POE
Numeri utili:
Monica Sperandio (Responsabile POE Merate): 02-72320416
Stefano Sandrelli (Responsabile POE Milano): 02-72320337
Ilaria Arosio (POE Milano): 02-72320304
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Centralino Milano: 02-72320300
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L’Osservatorio Astronomico di Brera



Dobbiamo anche confidare un poco in ciò che Galileo chiamava la cortesia della Natura, in grazia della quale
talvolta da parte inaspettata sorge un raggio di luce ad illuminare argomenti prima creduti inaccessibili alle
nostre speculazioni [...].
Speriamo adunque.
E studiamo.
G. V. Schiaparelli, in Il pianeta Marte, 1893

L’OAB ieri

Fondato nel 1762 da Ruggero Giuseppe Boscovich, su incarico di padre Federico Pallavicini, Rettore del collegio dei gesuiti di Brera, l’Osservatorio Astronomico di Brera (nel seguito OAB) è la più antica istituzione scientifica di Milano.
Nel 1773, con la soppressione della Compagnia di Gesù, l’OAB passò in gestione al Sacro Romano Impero. Da allora, è sempre stato un’istituzione di ricerca attiva sul territorio. Dal 1946 è entrato a far parte delle istituzioni scientifiche della Repubblica Italiana e nel 2003 è confluito nell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).
Oltre al Boscovich, tra i direttori dell’OAB ricordiamo Barnaba Oriani, che lo guidò di fatto dal 1776 fino alla morte (1832), Giovanni Virginio Schiaparelli (direttore dal 1862 al 1900) e Giovanni Celoria (dal 1900 al 1917).

Immagine di G.V. Schiapparelli: la fama di Schiaparelli è testimoniata anche dalla copertina che la Domenica del Corriere gli dedicò nel 1907. Crediti: OAB.
La fama di Schiaparelli è testimoniata anche dalla copertina che la Domenica del Corriere gli dedicò nel 1907. Crediti: OAB.

Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910)
Giovanni Virginio Schiaparelli ebbe una carriera sorprendentemente moderna, formandosi prima a Torino, poi a Berlino e a San Pietroburgo.
Nel 1862 divenne direttore della Specola milanese con lo scopo di rilanciare, partendo da Brera, le sorti dell’astronomia italiana subito dopo l’unità politica del paese.
La sua più celebre scoperta è legata alle stelle cadenti: Schiaparelli dimostrò che non avevano origine, come si credeva, nell’atmosfera terrestre, ma che erano detriti di comete attraversati dalla Terra nella sua orbita intorno al Sole.
Dal 1877 al 1900 osservò e disegnò Marte e i suoi celebri "canali", legando il suo nome al pianeta rosso.
Fu membro delle più importanti accademie e Senatore del Regno.


L’OAB oggi

Sede di Merate: la Cupola che ospita il telescopio Ruths di 134 cm di diametro. Crediti: Artvision.
Sede di Merate: la Cupola che ospita il telescopio Ruths di 134 cm di diametro. Crediti: Artvision.

Oggi l’OAB è un istituto di ricerca d’eccellenza riconosciuto a livello mondiale.
Fin dalla sua fondazione mantiene la sede in Palazzo Brera, a Milano, in pieno centro storico.
Dal 1923 è attiva anche una seconda sede presso Villa San Rocco, a Merate (LC), in Brianza.
Lo staff dell’OAB è costituito da oltre 100 persone, ripartite tra personale di ricerca, personale tecnico-scientifico e amministrativo, studenti e personale a tempo determinato.
Gli astronomi dell’OAB si occupano di ricerche che vanno dai pianeti alle stelle, dai buchi neri alle galassie, dai lampi di raggi gamma alla cosmologia.
I principali progetti sono condotti in collaborazioni con istituti nazionali e internazionali.
L’OAB è impegnato anche nella ricerca tecnologica applicata alla strumentazione astronomica ed è tra i leader mondiali nello sviluppo di ottiche per l’astronomia X e, in generale, di strumentazione leggera per missioni spaziali.

Sede di Milano: la Cupola Zagar e, sullo sfondo, il Duomo.
Sede di Milano: la Cupola Zagar e, sullo sfondo, il Duomo.
Crediti: ArtVision.

La sede di Brera conserva il prezioso archivio storico e una biblioteca antica di circa 35000 volumi. Ospita inoltre un’esposizione di antichi strumenti astronomici aperta al pubblico.(*)

Il sito internet dell’OAB è http://www.brera.inaf.it.

(*)A cura dall’Istituto di Fisica Generale Applicata (IFGA) dell’Università degli Studi di Milano.

Sistemi Solari

A destra. Il passaggio di Venere sul disco del Sole (giugno 2004). L’osservazione del passaggio di un pianeta sul disco di una stella è un promettente metodo per la ricerca di pianeti extrasolari. Crediti: Lorenzo Comolli (Gruppo Astronomico Tradatese).
A sinistra. La superficie butterata di Phoebe, una delle oltre 30 lune di Saturno. Crediti: NASA/JPL/Space Science Institute.
A destra. Il passaggio di Venere sul disco del Sole (giugno 2004). L’osservazione del passaggio di un pianeta sul disco di una stella è un promettente metodo per la ricerca di pianeti extrasolari. Crediti: Lorenzo Comolli (Gruppo Astronomico Tradatese).
A sinistra. La superficie butterata di Phoebe, una delle oltre 30 lune di Saturno. Crediti: NASA/JPL/Space Science Institute.

I numerosi crateri che caratterizzano la superficie dei pianeti rocciosi e di molte lune indicano che l’evoluzione del Sistema Solare è stata caratterizzata da frequenti impatti.
Prevedere l’orbita di un asteroide o di una cometa è dunque importante per la salvaguardia del nostro stesso pianeta.
A Brera le ricerche sono indirizzate soprattutto allo sviluppo di nuovo software per automatizzare la scoperta di asteroidi e comete e per determinarne l’orbita.
Dal 1995 sono stati scoperti oltre 150 pianeti che orbitano intorno a stelle diverse dal Sole (pianeti extrasolari).
Il satellite COROT (CNES/ESA) è destinato a proseguire questa ricerca dallo spazio.
L’interesse maggiore è rivolto verso quei pianeti che hanno dimensioni simili alla Terra e che possono essere rivelati solo quando, interponendosi tra il telescopio e la stella attorno a cui orbitano, ne causano una piccola diminuzione di luminosità.
I ricercatori dell’OAB collaborano alla selezione delle stelle che dovranno poi essere osservate dallo spazio.


L’Universo violento

La Nebulosa del Granchio in un’immagine ottenuta sovrapponendo l’immagine nei raggi X (blu) e l’immagine nella luce visibile (rosso). Crediti: Chandra (NASA); HST (NASA/ESA). La Nebulosa del Granchio in un’immagine ottenuta sovrapponendo l’immagine nei raggi X (blu) e l’immagine nella luce visibile (rosso). Crediti: Chandra (NASA); HST (NASA/ESA).

Grazie allo sviluppo dei telescopi spaziali, negli ultimi 40 anni è stato possibile scoprire corpi celesti dalle proprietà estreme, come per esempio i buchi neri, le stelle di neutroni e le pulsar.
Questi oggetti dalle sorprendenti proprietà si formano in seguito alle esplosioni che pongono termine alla vita di una stella di grande massa (supernovae).
Le condizioni fisiche peculiari che caratterizzano queste sorgenti sono testimoniate dalla loro intensa emissione di raggi X, un tipo di radiazione elettromagnetica che viene generata attraverso processi di altissima energia.
Accanto a questi corpi, violenti ma di dimensioni ridotte, sono stati successivamente scoperti veri e propri mostri del cosmo, come i buchi neri che si annidano nel centro di molte galassie e che hanno una massa equivalente a quella di milioni di stelle.
Le caratteristiche dei fenomeni più violenti dell’universo vengono studiate presso l’OAB utilizzando i dati raccolti da telescopi spaziali per l’astronomia X come XMM-Newton (ESA) e Chandra (NASA), che permettono di ottenere immagini assai più profonde e nitide di quanto fosse possibile in precedenza.
L’OAB ha contribuito a sviluppare il prototipo delle ottiche utilizzate per il telescopio XMM-Newton.


L’Universo che cambia

Non solo galassie a spirali o ellittiche ma una varietà di forme e colori mai viste prima: così si presenta l’immagine dell’universo qualche centinaia
di milioni di anni dopo il Big Bang (HUDF). Crediti: HST (NASA/ESA).
Non solo galassie a spirali o ellittiche ma una varietà di forme e colori mai viste prima: così si presenta l’immagine dell’universo qualche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang (HUDF). Crediti: HST (NASA/ESA).

Diverse centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang si sono formati embrioni di gas e stelle che hanno dato origine alle galassie.
Ritenute un tempo vere e proprie isole, oggi sappiamo che nel corso della loro esistenza le galassie si sono scontrate strappandosi stelle e gas, distruggendosi e inglobandosi l’una con l’altra.
Al loro interno hanno ospitato il ciclo vitale di generazioni successive di stelle che hanno arricchito l’universo di elementi chimici di cui era privo alla nascita, come il carbonio, l’ossigeno, il ferro, l’oro.
Nonostante i progressi compiuti, però, l’evoluzione dell’universo presenta ancora molti aspetti non compresi.
Qual è l’origine degli immensi buchi neri che si annidano nel centro di molte galassie?
Quale ruolo ha la materia non luminosa?
E che cosa è l’energia oscura di recente scoperta, che sembra spingere l’universo a espandersi sempre più velocemente?
A Brera, l’affascinante storia dell’universo viene ricostruita grazie a modelli teorici e ai dati raccolti da telescopi sensibili a differenti tipi di luce, come per esempio il telescopio terrestre VLT (ESO) e i telescopi spaziali HST (NASA/ESA), Chandra (NASA), XMMNewton e Integral (ESA), che permettono di vedere aspetti e fenomeni diversi del cosmo.


I lampi di raggi gamma

Immagine artistica di un lampo di Raggi Gamma. Crediti: X-ray: NASA/CXC/Caltech/D.Fox et al.; Illustration: NASA/D.Berry.
Immagine artistica di un lampo di Raggi Gamma. Crediti: X-ray: NASA/CXC/Caltech/D.Fox et al.; Illustration: NASA/D.Berry.

Per più di un quarto di secolo un grande mistero ha accompagnato l’Astrofisica: una volta al giorno nel cielo scocca un lampo di raggi gamma.
Ovviamente non ci riferiamo ai fenomeni di origine atmosferica, bensì ad un fenomeno astronomico denominato lampi di Raggi Gamma (Gamma-Ray Bursts - GRBs).
La storia della loro scoperta è piena di fascino e comincia negli anni ’70, durante il periodo della guerra fredda.
Gli Stati Uniti lanciano una serie di satelliti per identificare possibili test nucleari segreti sovietici.
Fra questi, i satelliti statunitensi Vela si rivelarono utilissimi all’astronomia, identificando improvvise emissioni cosmiche di luce gamma di brevissima durata (lampi di raggi gamma).
L’origine dei lampi rimase misteriosa fino a qualche anno fa, quando grazie a BeppoSax, un satellite italiano a partecipazione olandese, si riuscì a determinarne la distanza: si tratta di luce proveniente da regioni remote dell’universo, distanti miliardi di anni-luce, emessa quando l’età dell’universo stesso era una frazione dell’età attuale.
BeppoSax scoprì anche l’esistenza di segnali luminosi che permangono oltre l’effimera durata del lampo e che ci permettono di proseguire nel tempo l’osservazione del fenomeno.
Secondo le teorie più accreditate, i lampi di raggi gamma sono prodotti da immani esplosioni, probabilmente le più violente dell’universo, dovute al collasso di stelle di grande massa oppure a quello di sistemi binari di stelle di neutroni.


Il satellite Swift

Il vettore Delta II lascia la rampa di lancio di Cape Canaveral, in Florida. Nell’ogiva sulla sommità era alloggiato il satellite Swift. Crediti: NASA. A destra. Il vettore Delta II lascia la rampa di lancio di Cape Canaveral, in Florida. Nell’ogiva sulla sommità era alloggiato il satellite Swift. Crediti: NASA.
A sinistra. Swift è un progetto guidato dalla NASA a cui partecipano l’ASI, l’Agenzia Spaziale del Regno Unito (PPARC), vari istituti di ricerca dell’INAF e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Nell’immagine il logo ufficiale della missione. Crediti: NASA E/PO, Sonoma State University, Aurore Simonnet.

Swift è stato lanciato nel novembre 2004 dal Kennedy Space Center (Florida).
Swift è in grado di rivelare lampi di raggi gamma e di inviarne immediatamente la posizione ad altri telescopi, spaziali e terrestri, come per esempio il telescopio automatico REM, costruito dall’OAB.
La rapidità con la quale Swift agisce permette lo studio dettagliato del lampo gamma e delle successive emissioni (afterglow) a lunghezze d’onda maggiori, consentendo anche l’identificazione della sorgente che ha emesso il lampo.
A questo scopo, il satellite è fornito anche di un telescopio a raggi X (XRT) e un telescopio ottico e ultravioletto (UVOT).
L’OAB ha fornito le ottiche di XRT, realizzate dalla ditta Medialario (LC) con un contratto finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
L’OAB ospita inoltre gli uffici di gestione e analisi dati della missione
.


Il laboratorio per le ottiche X

A sinistra: Uno specchio singolo (shell), durante la lavorazione nella camera pulita. Una shell è costituita da una struttura circolare in nichel ricoperta internamente da uno strato
riflettente in oro di appena 0,1 micron. Crediti: OAB. A destra: Il sistema di specchi concentrici, annidati e integrati a formare un telescopio per l’astronomia X. Gli specchi sono prodotti con un processo di replica per elettroformatura messo a punto dalla Media Lario di Bosisio Parini (LC). Crediti: OAB.
A sinistra: Uno specchio singolo (shell), durante la lavorazione nella camera pulita. Una shell è costituita da una struttura circolare in nichel ricoperta internamente da uno strato riflettente in oro di appena 0,1 micron. Crediti: OAB.
A destra: Il sistema di specchi concentrici, annidati e integrati a formare un telescopio per l’astronomia X. Gli specchi sono prodotti con un processo di replica per elettroformatura messo a punto dalla Media Lario di Bosisio Parini (LC). Crediti: OAB.

Il gruppo di tecnologia per telescopi a raggi X è leader del settore a livello mondiale.
Negli ultimi 10 anni la tecnologia sviluppata presso l’OAB con il finanziamento dell’ASI è stata utilizzata per le missioni spaziali Beppo-SAX (ASI), XMM-Newton (ESA) e Swift (NASA).
Il sistema ottico dei telescopi per astronomia X è costituito da specchi concentrici annidati uno nell’altro e formati da un sottilissimo strato d’oro depositato su un supporto di nickel.
Per raccogliere raggi X di origine celeste gli specchi vengono disposti in modo che l’angolo formato dalla luce incidente con la superficie riflettente sia molto piccolo (incidenza radente): ad angoli maggiori i raggi X finirebbero per attraversare il materiale o per esserne assorbiti.
Oggi con finanziamenti dell’INAF e dell’Agenzia Spaziale Italiana, il gruppo di tecnologia per telescopi a raggi X sta sperimentando nuove tecniche in vista di progetti futuri come Simbol-X, Xeus e Constellation-X, che prevedono telescopi spaziali costituiti da più satelliti.
In collaborazione con altre strutture dell’INAF e con l’ASI, è in corso la realizzazione di nuove ottiche per l’astronomia X da utilizzare anche a bordo di palloni stratosferici.


Il gOlem

Alcuni membri del team del gOlem posano con il telescopio REM nella sua cupola di La Silla (Cile). REM è un telescopio di complemento al telescopio spaziale Swift. Crediti: OAB. Alcuni membri del team del gOlem posano con il telescopio REM nella sua cupola di La Silla (Cile). REM è un telescopio di complemento al telescopio spaziale Swift. Crediti: OAB.

Il Gruppo di ottica e lenti a Merate (gOlem) è specializzato nella realizzazione di strumentazione astronomica innovativa e originale.
Il gOlem ha diretto il progetto e la realizzazione del telescopio automatico REM (Rapid Eye Mount) di complemento al telescopio spaziale Swift.
REM è sensibile alla luce nel visibile e nell’infrarosso ed è stato installato a La Silla (Cile) nel 2004.
Il gOlem fornisce strumenti ottici e infrarossi a grandi telescopi internazionali: per il Telescopio Nazionale Galileo (TNG) ha realizzato la camera DOLoRes e continua a migliorarla con nuovi elementi ottici; per il VLT integrerà nei suoi laboratori gran parte dello strumento X-shooter, uno spettrografo sensibile all’ultravioletto e all’infrarosso.
Il gOlem ha progettato e ha in corso di realizzazione la camera per l’infrarosso AMICA per il telescopio italiano in Antartide (IRAIT, in funzione nel 2007). Inoltre, grazie a un finanziamento della Comunità Europea e in collaborazione con il Politecnico di Milano, sta sviluppando tecnologie per la spettroscopia attraverso l’uso di nuovi materiali.


Il POE (Publich Outreach and Education Office)

A sinistra: Oltre 400 persone hanno osservato il transito di Venere sul disco solare dai terrazzi adiacenti alla cupola Zagar, a Brera. Crediti: OAB.
A sinistra: Oltre 400 persone hanno osservato il transito di Venere sul disco solare dai terrazzi adiacenti alla cupola Zagar, a Brera. Crediti: OAB.
A destra: Il telescopio riflettore Zeiss di 102 cm di diametro è attivo dal 1926 a Merate. Fu costruito e consegnato dalla Germania all’Italia dopo la resa al termine della I guerra mondiale. Crediti: OAB.

La diffusione della cultura scientifica è oggi una necessità sempre più urgente.
L’OAB è stato uno dei primi istituti di ricerca italiani a dotarsi, fin dal 1999, di personale specializzato e professionale dedicato alla comunicazione della scienza.
Oltre ad aprire le porte dell’istituto al pubblico e alle scuole, organizzando visite alle strutture di ricerca e conferenze multimediali, il POE organizza laboratori didattici e mostre multidisciplinari, avvalendosi anche di collaborazioni e consulenze di insegnanti ed esperti negli specifici settori.
A Merate, dove è stata attrezzata una sala multimediale capace di circa 50 posti, i telescopi professionali (Ruths e Zeiss, rispettivamente di 134 cm e 100 cm di diametro) sono utilizzati per serate di osservazioni astronomiche aperte al pubblico e alle scuole.
L’OAB partecipa alle più importanti iniziative nazionali e internazionali (Festival della Scienza di Genova, Festival della Scienza di Perugia, Futuro Remoto) con proposte originali e di avanguardia, e partecipa attivamente alla ricerca nel campo della comunicazione della scienza. Il POE si avvale del supporto dell’ESA, della NASA e di finanziamenti a progetto del MIUR, dell’ASI e della Fondazione Cariplo.

Per informazioni sulle iniziative del POE si veda la pagina relativa:
http://www.brera.inaf.it/?page=chipoe


Archivio storico e Biblioteca antica

Una delle carte di Marte disegnate da Schiaparelli e incluse nella prima memoria scientifica, pubblicata dopo l’opposizione del 1877. Le carte erano le più dettagliate che fossero mai state pubblicate.
Crediti: Archivio storico dell’OAB. Una delle carte di Marte disegnate da Schiaparelli e incluse nella prima memoria scientifica, pubblicata dopo l’opposizione del 1877. Le carte erano le più dettagliate che fossero mai state pubblicate. Crediti: Archivio storico dell’OAB.

L’Archivio storico conserva quaderni e diari di osservazioni, incarti di calcoli, disegni, appunti, inviti, lasciapassare, resoconti di viaggi. E oltre quindicimila lettere di astronomi come Laplace, Herschel, Secchi, ma anche di Cesare Beccaria e Napoleone I.
Prezioso è il Fondo Giovanni Virginio Schiaparelli, del quale fanno parte i diari con le osservazioni di Marte, recentemente digitalizzati grazie a un contributo della Fondazione Cariplo.
I documenti di archivio testimoniano il ruolo dell’OAB sul territorio: la realizzazione della meridiana nel Duomo di Milano, la stesura della Carta della Lombardia (1786), la redazione di calendari ed effemeridi, le serie di dati meteorologici, la collaborazione con le autorità amministrative e giudiziarie.
Fra i 35000 volumi della Biblioteca, oltre a opere di Newton e Copernico, è conservata una copia della I edizione del Sidereus Nuncius di Galileo e una vera e propria rarità come l’Epitome di Giovanni Regiomontano dell’Almagesto di Tolomeo, incunabolo del 1496 appartenuto a Michael Maestlin, maestro di Keplero.


Sede di Milano

via Brera 28,
20121 Milano
centralino e fax

Che cosa c’è a Brera

galleria degli strumenti antichi, la "cupola a fiore" e la "cupola Schiaparelli".
Vai alla pagina web con tutte le informazioni

POE: contatti

Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.
Responsabile: Stefano Sandrelli.
Email e telefono

Biblioteca e Archivio storico: contatti

Aperti alla consultazione su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 16.
Responsabile: Agnese Mandrino.
Email e telefono


Sede di Merate

via E. Bianchi 46,
23807 Merate (LC)
centralino e fax

Che cosa c’è a Merate

Laboratori per lo sviluppo di strumentazione astronomica.
Centro di analisi dati di Swift.
Sala POE multimediale per conferenze pubbliche, conferenze stampa, convegni.
Due cupole storiche aperte al pubblico per visite diurne e osservazioni notturne.
Foresteria per ospiti e studenti.

POE: contatti

Dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12:30.
Responsabile: Monica Sperandio.
Email e telefono

Visite ai telescopi

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Visite diurne: il primo venerdì non festivo di ogni mese; orario: 10:00 - La visita è gratuita. Vi chiediamo gentilmente di prenotare la visita al centralino visite. Solo via telefono dal lunedì al venerdì dalle 09:00 alle 16:00.
Visite serali: di norma due/tre volte al mese - prenotazione obbligatoria presso il centralino visite dal Lunedì al Venerdì dalle 09:00 alle 16:00.

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