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La curiosità del mese

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Lord Martin Rees: civiltà aliene e multiversi

La curiosità del mese di maggio 2017 a cura di Gabriele Ghisellini


Fig. 1 - Astronomo reale dal 1995 e master del Trinity College dell'Universita' di Cambridge dal 2004, dal 1 dicembre 2005  presidente della Royal Society. Da theconversation.com
Fig. 1 - Astronomo reale dal 1995 e master del Trinity College dell’Università di Cambridge dal 2004, dal 1° dicembre 2005 è presidente della Royal Society. Da Wikipedia. Immagina da theconversation.com

In questa curiosità del mese proponiano un’intervista a Lord Martin Rees, secondo me (e secondo molti altri) il più grande astrofisico vivente.
L’intervista è stata fatta da Matt Warren, ed è riportata integralmente, in inglese, al sito:
http://www.cam.ac.uk/research/discussion/opinion-aliens-very-strange-universes-and-brexit-martin-rees#disqus_thread
Qui ne traduco alcune parti.

Sullo Spazio

Fig. 2 - Noi possiamo vedere solo quella parte di Universo di cui riceviamo luce. C'e' una parte di universo, probabilmente molto piu' grande, che non vediamo. La parte osservabile e' contenuta entro un orizzonte: e' la distanza a cui la luce, partita 13.8 miliardi di anni fa, e' riuscita a raggiungerci.
Fig. 2 - Noi possiamo vedere solo quella parte di Universo di cui riceviamo luce. C’è una parte di universo, probabilmente molto più grande, che non vediamo. La parte osservabile è contenuta entro un orizzonte: è la distanza a cui la luce, partita 13.8 miliardi di anni fa, è riuscita a raggiungerci.

"Quanto è grande l’Universo ... ed è il solo che esiste?"
I nostri orizzonti cosmici sono cresciuti enormemente durante il secolo scorso, ma c’è un limite alla dimensione dell’Universo osservabile, che contiene tutte le cose che hanno emesso della luce che è stata capace di raggiungerci dal momento del Big Bang, circa 14 miliardi di anni fa.
Ora si sta cominciando a capire che l’Universo osservabile non esaurisce l’intera realtà.
C’è dell’altro oltre l’orizzone, proprio come c’è dell’altro oltre l’orizzonte che vediamo guardando l’oceano a bordo di una nave.
È probabile che le galassie continuino ad esistere oltre l’orizzonte per un bel pezzo. Ma ciò che è ancora più interessante è la possibilità che il nostro Big Bang non sia stato l’unico.
Ce ne potrebbeo essere stati altri, che hanno generato altri Universi, disconnessi con il nostro e perciò non osservabili, e che addirittura potrebbero essere governati da leggi fisiche differenti.
La realtà fisica su queste scale potrebbe essere molto più variegata e interessante di quello che possiamo osservare.
L’Universo che possiamo osservare è governato dalle stesse leggi dappertutto.

Fig. 3 - Il nostro Universo potrebbe essere uno tra tanti ... che compongono il Multiverso.
Fig. 3 - Il nostro Universo potrebbe essere uno tra tanti ... che compongono il Multiverso.

Possiamo guardare una galassia distante e osservare che la’ gli atomi emettono la stessa luce degli atomi nei nostri laboratori.
Ma altri universi potrebbero avere leggi diverse. In qualcuno la gravità potrebbe non esistere, altri potrebbero avere un’altra fisica nucleare.
Il nostro universo potrebbe addirittura essere atipico, un’eccezione.
Nel nostro universo gli atomi che lo compongono possono combinarsi in un numero enorme di modi: numero enorme, ma non infinito.
Quindi, se l’Universo e grande abbastanza, è possibile che una qualsiasi di queste combinazioni si ripeta, e quindi è possibile che ci sia un’altra Terra, o perfino un nostro avatar.
Se fosse così, comunque, l’Universo dovrebbe essere più esteso di quello osservabile per un numero così grande che per scriverlo non basterebbero tutti gli atomi del nostro universo.
Stai tranquillo, se c’è una altro te stesso, è molto, molto, ma molto lontano. Potrebbe anche succedere che voi facciate gli stessi errori ...

"Allora quanto è probabile la vita in questo spazio immenso?"

Fig. 4 - I pianeti di Trappist 1, una piccola stella nana rossa di tipo M9. Ben tre di questi pianeti sono nella cosiddetta zona di abitabilita': se avessero acqua, questa potrebbe essere liquida sulla loro superficie.
Fig. 4 - I pianeti di Trappist 1, una piccola stella nana rossa di tipo M9. Ben tre di questi pianeti sono nella cosiddetta zona di abitabilità: se avessero acqua, questa potrebbe essere liquida sulla loro superficie.

Oggi sappiamo che esistono pianeti attorno a molte stelle, forse a quasi tutte. Sappiamo che nella nostra Via lattea ci sono milioni di pianeti che sono simili alla Terra, con acqua liquida.
La domanda è quindi se la vita si sia sviluppata su questi pianeti - e non possiamo ancora rispondere.
Anche se sappiamo come si è sviluppata una biosfera complessa sulla Terra attraverso la selezione naturale Darwiniana, a cominciare da 4 miliardi di anni fa, non sappiamo ancora l’origine stessa della vita - la transizione da una chimica complessa alle prime strutture biologiche autoreplicanti.
La buona notizia è che nei prossimi 10 o 20 anni avremo una idea migliore di quello che è successo e (informazione cruciale) quanto è stato probabile.
Questo ci farà capire meglio quanto sia probabile che succeda altrove.
Nello stesso lasso di tempo avremo anche tecnologie che ci permetteranno una ricerca migliore dell’esistenza di vita aliena.
Ma il fatto che esista la vita da altre parti non significa che ci sia vita intelligente.
La mia idea è che se scoprissimo una inteligenza aliena, non sarà per niente come noi.
Sarà qualche tipo di entità elettronica.
Se guardiamo alla nostra storia sulla Terra, ci sono voluti 4 miliardi di anni per passare dai protozoi alla nostra civiltà tecnologica. Ma se guardiamo nel futuro, è molto probabile che prima di qualche secolo le macchine avranno preso il sopravvento, e le macchine avranno miliardi di anni davanti a loro.
In altre parole, l’intervallo di tempo occupato dall’intelligenza organica non è che una tempuscolo tra la vita primitiva, non intelligente, e la lunga vita delle macchine.
Dato che civiltà diverse si sviluppano a ritmi diversi, è estremamente improbabile trovare vita intelligente allo stesso stadio di sviluppo del nostro.
È molto più probabile che la vita sia ad uno stadio o molto più primitivo o che si sia completamente trasformata in una intelligenza elettronica.

Fig. 5 - L'uomo bicentenario: un leggendario Robin Williams che interpreta un robot che diventa cosciente.
Fig. 5 - L’uomo bicentenario: un leggendario Robin Williams che interpreta un robot che diventa cosciente (da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/L%27uomo_bicentenario_(film) ).

Sull’intelligenza

"Pensa che le macchine diventeranno intelligenti?"
Molti ci scommettono. La seconda domanda, comunque, è se questo implichi necessariamente la coscienza, oppure se la coscienza sia un qualcosa di limitato all’intelligenza che abbiamo nei nostri crani.
La maggior parte delle persone, comunque, pensano che la coscienza sia una proprietà emergente e che si potrebbe sviluppare anche in una mente meccanica.

"Se l’Universo fosse popolato da super-menti elettroniche, che domande si farebbero?"
Non lo possiamo sapere meglio di quello che direbbe uno scimpanzè sulle cose a cui noi pensiamo.
Comunque io penso che queste menti non si troverebbero su dei pianeti. Mentre noi dipendiano da un pianeta e da una atmosfera, queste entità sarebbero felici a gravità zero, fluttuando liberamente nello spazio. Questo renderebbe ancora più difficile scoprirli.

"Come risponderebbe l’umanità alla scoperta di una vita aliena?"
Renderebbe certamente l’universo più interessante, ma ci renderebbe anche meno unici.
La domanda è se ci indurrebbe a provare una sorta di modestia cosmica.
D’altra parte, se tutte le nostre ricerche di una vita aliena fallissero, sapremmo con maggior certezza che questo piccolo pianeta è davvero un posto speciale, questo pallido pallino blu dove la vita è emersa.
Questo renderebbe quello che è successo qui non solo di importanza globale, ma addirittura qualcosa di importanza galattica.
Ed è probabile che siamo destinati a rimanere su questo pianeta. Saremo capaci di guardare più profondamente nello spazio, ma viaggiare verso altri mondi al di fuori del nostro sistema solare potrebbe essere una attività post-umana.
I tempi di viaggio sono troppo lunghi per le nostri menti e corpi mortali.
Se fossimo immortali, invece, queste distanze diventerebbero meno difficili da gestire.
Questi viaggi li faranno dei robots, non noi.

"Che innovazioni scientiche le piacerebbe vedere in questo secolo?"
Energia pulita e a buon mercato. Ma è più facile a dirsi che a farsi.
Mi piace dire agli studenti la storia di due castori di fronte ad una gigantesca diga idroelettrica:
"L’hai costruita tu?" chiede uno. "no" dice l’altro. "Ma è basata su una mia idea".
Questa è la differenza essenziale tra intuito scientifico e sviluppo tecnologico.

"Ha mai incontrato qualcosa nel cosmo che le ha fatto pensare ad un creatore?"
No, personalmente non ho nessuna credenza religiosa.
Ma descrivo me stesso come di cultura cristiana, nel senso che sono cresciuto in Inghilterra e la chiesa inglese è una parte importante di questa cultura.
Ma se fossi nato in Iran, probabilmente andrei in moschea.


Articolo integrale

Opinion: Aliens, very strange universes and Brexit - Martin Rees - da University of Cambridge on-line (in inglese)
Aliens, very strange universes and Brexit - Martin Rees Q&A dalla rivista online theconversation.com (in inglese)

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