Giovanni V. Schiaparelli (1835-1910) in un disegno di A. Beltrame, all'epoca noto illustratore della Domenica del Corriere | Lo sviluppo del nostro osservatorio non risentì delle tempestose vicende politiche e dei frequenti cambi di regime che investirono Milano tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo: i successivi governi sembrarono anzi gareggiare nel sostegno a un'attività scientifica prestigiosa e non priva di risvolti pratici. Accanto alla ricerca astronomica propriamente detta, che portò per esempio tra il 1783 e il 1784 alla prima determinazione precisa dell'orbita del nuovo pianeta scoperto da Herschel, che aveva appena ricevuto il nome di Urano, fiorirono così altre iniziative. è del 1774 l'uscita del primo volume delle Effemeridi Astronomiche di Milano. In aggiunta alle tavole recanti le posizioni giornaliere dei principali corpi del Sistema Solare per l'anno seguente, preziose anche per la navigazione, vi si stampavano resoconti dell'attività di ricerca che conferivano a questa pubblicazione tecnica il carattere di una vera e propria rivista scientifica. Nel 1786, su sollecitazione del governatore austriaco conte Firmian, venne intrapresa una serie di rilevazioni geodetiche basate su osservazioni astronomiche per la preparazione del nuovo atlante catastale della Lombardia: un'opera di avanguardia nell'Europa di allora. I programmi geodetici dovevano essere ripresi nel periodo napoleonico e poi ancora dopo il ritorno degli Austriaci. |
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Di quel periodo fecondo si conservano a Brera testimonianze
importanti, dalle matrici in rame del primo atlante catastale alla serie di
strumenti antichi esposti nella piccola mostra permanente, visitabile su
prenotazione, allestita nell'ampio corridoio di ingresso dell'osservatorio.
Allo sviluppo economico e sociale che interessò il nostro territorio tra gli anni di Maria Teresa e quelli di Napoleone subentrò, dal 1814, la restaurazione. Il nuovo clima di chiusura culturale non fu subito avvertito nell'istituto, che festeggiò anzi, nel 1825, una visita dell'imperatore Francesco I in occasione della quale vennero avanzate grandi promesse. In luogo dei previsti potenziamenti si preparavano però decenni di tagli nel bilancio e nell'organico che finirono per consegnare al Regno di Italia un osservatorio in avanzata crisi di asfissia. Rilanciare Brera era una questione di prestigio per il nuovo governo italiano. Tale compito fu affidato, prima in qualità di astronomo e dal 1872 come direttore, a Giovanni Virginio Schiaparelli, che doveva guidare l'istituto fino alla soglia del XX secolo. Il programma di Schiaparelli, che prevedeva di concentrare gli sforzi sulla ricerca astronomica abbandonando le attività collaterali, incontrò tuttavia qualche resistenza. Il ministero della marina si opponeva, rivelando così l'azione a doppio taglio delle questioni di prestigio, alla cessazione della pubblicazione delle effemeridi, che dovette quindi proseguire, con il dispendio di energie che si può immaginare in un'epoca in cui degli elaboratori elettronici non c'era traccia neppure nella fantasia di Jules Verne, fino al 1874. |
La mostra nel corridoio del palazzo di Brera, rinnovata nel maggio 1996 |
| Di tutto ciò però la gente in genere non sà nulla, e ben poco se ne curarono anche i contemporanei. Al di fuori degli ambienti scientifici, la sua fama non è paradossalmente che un'eco della "scoperta" degli inesistenti canali di Marte. Tali strutture, frutto di un'illusione ottica favorita dallo sforzo visivo, furono "osservate" per mezzo di un telecopio rifrattore Merz da 22 cm di diametro tuttora conservato a Brera e presentate per la prima volta alla comunità astronomica nel 1877. Si innescò subito un dibattito molto vivace che doveva definitivamente concludersi solo nel 1964, quando le immagini a distanza ravvicinata riprese dalla sonda Mariner 4 cancellarono ogni dubbio residuo. |
Sestante trasportabile di Canivet, 1765 |
Il circolo moltiplicatore di Reichenbach costruito nel 1808 e rimasto in dotazione all'osservatorio fino al 1874 | Fu qualcosa di simile a un fenomeno di suggestione collettiva, che pure spinse il miliardario dilettante Percival Lowell a investire il suo denaro nell'importante osservatorio privato di Flagstaff, in Arizona, e ci regalò la poesia delle Martian Chronicles (Cronache marziane) di Ray Bradbury: almeno due buoni motivi per non rimpiangere troppo l'abbaglio. Anche in Italia l'illusione marziana ebbe effetti positivi sugli investimenti nella ricerca astronomica: nel 1885 era operativo a Brera un nuovo rifrattore Merz-Repsold da 50 cm di apertura, che rappresentava per quei tempi uno strumento davvero notevole. Possiamo immaginare la delusione di Schiaparelli nel constatare che col nuovo telescopio -come oggi ci appare ovvio- i canali di Marte erano più difficili da osservare che col vecchio ... |